LA PRESENZA ORIONINA NELLA PARROCCHIA

Verso la fine del 1904 Don Orione an­dava affannosamente cercando una sede per i suoi 300 ragazzi studenti, alloggiati sino allora nel Collegio S. Chiara, vasto edificio che sorgeva di fronte alla chiesa di S. Mi­chele, in via Emilia, al posto dell'attuale palazzo Frascaroli. Il contratto di affitto del Collegio S. Chiara scadeva alla fine dell’an­no scolastico 1904-05, o durante le vacanze, e il Comune dl Tortona aveva già intimato lo sfratto.

Don Orione pose l'occhio su uno stabile proprio di fronte al Collegio, di proprietà del Vescovo Mons. Bandi, e che era affian­cato dalla chiesa parrocchiale di S. Michele.

 

Dopo lunghe e difficili trattative, nei pri­mi mesi del 1905 Don Orione poté ottenere in acquisto la suddetta Casa, chiamata allo­ra "Casa degli Oblati", e assieme allo sta­bile avrebbe ottenuto anche l'annessa par­rocchia di S. Michele. Il 14 giugno 1905 l'edificio, e anche la chiesa, restava defini­tivamente assicurato alla Congregazione. Un rescritto del S. Padre Pio X, del 4 lu­glio successivo, confermava il permesso al Vescovo di Tortona di vendere detta Casa « unendo e cedendo all'Opera della Divina Provvidenza la parrocchia di S, Michcle ap­pena si fosse resa vacante per morte o ri­nuncia dell'Oblato parroco ». Il versamento delle 25 mila lire pattuite avveniva il 15 novembre successivo.

Il suddetto Oblato parroco in quel mo­mento era Don Carlo Milanese, uomo intel­ligente e arguto, già in antecedenza molto amico di Don Orione. Forse proprio per questa amicizia egli non rinunciò al suo incarico pastorale, c vi si mantenne fino alla sua morte avvenuta nel maggio del 1934. Ora, alla morte cioè di Don Carlo Mila­nese, toccava ad un religioso di Don Orione prenderne il posto. E' ovvio notare come a Don Orione stesso fosse cara questa possi­bilità, cioè offrire ai suoi stessi religiosi un campo di apostolato in mezzo a1 popolo e appagare la sua ansia di bene per le anime. Il primo parroco orionino di S. Michele fu dunque Don Candido Garbarino uomo di grande mitezza, e di pietà straordinaria, spiccatamente mariana.

I libri della biblioteca della sua canonica, quelli di carattere ascetico, si sono trovati tutti fittamente postillati ai margini, conse­guenza del suo entusiasmo e del suo fer­vore nella lettura. Non mancava giorno che egli non si recasse al Santuario de1la Guar­dia a fare una visita alla Madonna, che era anche l'unico argomento delle sue prediche. Fece il suo ingresso come parroco a S. Mi­chele il 27 ottobre 1935.

Era nato a Torriglia, e finì i suoi giorni proprio lassù, nella sua terra natia, il 15 agosto 1937, quando di ritorno dalla cele­brazione della Messa in una chiesetta cam­pestre, fu stroncato da un infarto e spirò lì, sul ciglio della strada. Egli non era un dina­mico innovatore, e conservò nella chiesa di S. Michele le antiche devozioni che si prati­cavano da secoli. Vi figuravano la statua di S. Espedito, il quadro di S. Rita e quello di S. Antonio da Padova. Nella nicchia di un altare vi era una preziosa statua seicen­tesca, in grandezza quasi naturale raffigu­rante S. Michele Arcangelo, tutta dorata, che in seguito scomparve. Numerose vi era­no le immagini della Madonna.

A succedere a Don Garbarino venne chia­mato Don Camillo Bruno, oriundo della Val Borbera, uomo di austero carattere, che al­lora si trovava a Voghera come Direttore di quel seminario per gli studentelli di Don Orione aspiranti al Sacerdozio.

Egli fece il suo ingresso a San Michele nel dicembre del 1937. Già minato dalla tisi, egli espresse, nello spazio di quasi tre anni, tutta la forza del suo carattere e le sue energie. Dietro una scorza rude nascondeva un grande cuore. I suoi studentelli di Vo­ghera lo chiamavano "il burbero benefico". Erano gli anni in cui cominciava ad affer­marsi, come era negli intendimenti di Don Orione, l'attività degli Oratori per i giovani. Coadiuvato dai migliori chierici dell'attiguo Istituto di Don Orione egli diede forte im­pulso a questa forma di apostolato. Si spense piamente nel novembre del 1940.

Vi era in quegli anni a S. Michele un affiatatissimo gruppo di uomini, assai legati per simpatia alla parrocchia, detto degli "Uomini di Azione Cattolica". Si sono di­stinti in questo gruppo, il sig. Carlo Calvi e Pietro Sicbaldi che per lunghi anni eser­citò la funzione di sacrestano in S. Michele. Più tardi questo gruppo fu curato da Don Sparpaglione e pose la sua sede in S. Ber­nardino, da dove proveniva la maggior par­te del suoi membri.

All'inizio dell'anno 1941 la cura della parrocchia fu affidata a Don Antonio Simio­ni, nativo di Galliera Veneta (Padova), uo­mo estroso e intelligente, dotato di una ma­gnifica voce, che esibiva generosamente nel­le liturgiche assemblee. Ebbe grande cura del decoro della chiesa e specialmente delle funzioni sacre, arricchite assai dal suo canto e ,da quello dei migliori chierici di Liceo e Teologia dell'attiguo Seminario di D. Orione. Il coro di S. Michele venne conosciuto allora in città e fuori.

Prima di essere parroco aveva ricoperto cariche importanti nelle Case di formazione per i chierici orionini, ed era stato anche Vice-Maestro ,dei Novizi a Bandito, presso Bra (CN). Durante la sua permanenza a S. Michele egli si orientò verso gli ideali mis­sionari, ed infatti, seguendo l'invito di Don Orione, partì per l'America nel 1946.

Ebbe con lui, a San Michele, grande svi­luppo l'attività oratoriana. In quel tempo il parroco di S. Michele non aveva con se un vice-parroco, o Curato, ma si serviva abbondantemente dell'opera ,dei chierici e dei Sacerdoti risiedenti nella, Casa Madre della Piccola Opera,detta "il Paterno". Furono tempi di intensa vita e di grande fervore e soprattutto di volonterosa e lieta collaborazione. Parrocchia e Casa Madre si erano come fuse in una sola istituzione. Validissimi collaboratori, specialmente nel settore Oratorio, furono in quei tempi un Don Pellicciotti, Don Masici, Don Pesce Maineri. Anche un ragazzo santo venne ad arricchire in quel tempo la famiglia parroc­chiale, il chierichetto Leonardo Cavarretta, di cui il sudetto Don Pesce scrisse una bella biografia.

Fra i chierici orionini che diedero una impronta alla vita parrocchiale e all'Orato­rio non si può dimenticare un Giovanni Dellalian, armeno di nazione, morto recen­temente (1982) nel Cile, e i chierici Berri, Caroli, Testa, Cassol e altri.

Don Simioni attraversò tuttavia tempi as­sai difficili per chi avesse una carica di responsabilità pubblica, sia pure di natura religiosa, e fu il ciclone della seconda guerra mondiale che si abbatte sull'Italia proprio nel tempo in cui egli esercitava a S. Michele il suo incarico di pastore.

A Don Simioni successe, all'inizio del 1946, il Rev. Don Paolo Bidone, uomo pra­tico ed energico, con doti di organizzatore specialmente nelle attività dirette alla gente matura, non dimenticando affatto la gioven­tù, l'oratorio e i chierichetti.

La sua permanenza a S. Michele non fu lunga. Venne chiamato ben presto dalla fi­ducia dei Superiori ,della Congregazione, per la realizzazione di fondazioni all'estero, spe­cialmente nel Nord-Europa, e gli successe colui che era stato il primo Curato vero e proprio ,della parrocchia di S. Michele: Don Mario Tosetti.

Egli fece il suo ingresso, accolto dalla popolazione sulla, piazzetta, nel luglio del 1949. Stavano sorgendo tempi nuovi e nuovi indirizzi nella liturgia, nella pastorale, e in ogni settore della vita della Chiesa.

Don Tosetti fu per 30 anni pastore ze­lante e operoso delle anime (erano tremila a malapena allora). Non è facile elencare le opere da lui promosse ed eseguite, anche solo nell'edificio della parrocchia.

Nel 1949, nell'imminenza dell' Anno san­to, egli, attraverso l'opera preziosa del pit­tore prof. Secchi, di Milano, dotò il Presbi­tero della chiesa di sei pregevoli e grandi affreschi, più due nelle cappellette laterali. Dopo 24 anni, nel 1973, tutti gli affreschi furono ripuliti e la chiesa tutta ritoccata o restaurata nelle decorazioni dal pittore Dino Bonalberti di Como.

Sopraggiunta la nuova era liturgica, col suo rinnovamento, egli restaurò e semplificò nelle sue linee tutto 1'interno dell'edificio, aggiungendovi lesene e altre parti in marmo. Restaurò il portale, l'organo, rinnovò i con­fessionali, il coro, l'impianto di illumina­zione della chiesa e l'impianto fonico. Fu rifatto nuovo l'altare, il coro, e l'ambone per la liturgia della Parola.

Dotò lo chiesa di un nuovo armonio elet­trico e di impianto di riscaldamento e l'ora­torio di un nuovo capace salone per le grandi riunioni, con teatrino.. Tutto questo senza elencare le iniziative strettamente pastorali.

Furono particolarmente fiorenti allora le associazioni di Azione Cattolica, special­mente le Sezioni Aspiranti e il coro parroc­chiale. Ebbe per stretti collaboratori in que­gli anni i Sacerdoti Don Aldo Dalla Libera, Don Giulio Florian, Don Ettore Corrò e Don Luigi Sartor .

Nel settembre del 1978 Don Mario To­setti, in obbedienza ai Superiori, lasciava S. Michele ,dove aveva profuso il meglio delle sue energie.

Il 22 ottobre 1978, salutato festosamente dai parrocchiani di 'S. Michele, e dai suoi compaesani di Bagnaria (Pavia) faceva il suo ingresso il nuovo parroco Don Mario Tambornini. Proveniva da Vigevano ove era stato per molti anni reggente della ,parroc­chia di S. Maria ,di Fatima, affidata agli orionini.

Egli resse la parrocchia per quasi quattro anni, dopo i quali dovette ritirarsi dagli impegni parrocchiali per ragioni di salute, rimanendovi tuttavia per altri due anni co­me umile e prrezioso collaboratore.

Don Enzo Frisino, parroco di S. Michele dal 15 novembre 1981, accoltovi da S. E. Mons. Bongianino, Vescovo di Tortona, cer­ca di portare il contributo prezioso della sua giovinezza e del suo entusiasmo, nel solco di Don Orione, all'edificazione della Chiesa locale di S. Michele, piccola parte della Chiesa universale, che è il Regno di Cristo in terra.

 

Don G. Florian