San Luigi Orione e San Bernardino:

due santi uniti dall’amore a Maria



cenni storici



La tradizione mariana si fa storia lungo le rive dell’Ossona solo ai tempi di S. Bernardino da Siena (1380-1444) che, nel 1417, venendo da Genova attraversa per la prima volta Tortona, diretto a Milano, dove ha il coraggio di parlare contro i soprusi del duca Filippo Maria Visconti. Nel 1418, di ritorno da Milano, si ferma a Tortona, nel convento di Porta S. Quirino ma, per la sua predicazione, quasi a rendere omaggio alla primitiva dimora francescana in città, sceglie il sobborgo lungo l’Ossona, dove antico era il culto alla Madonna delle Grazie e parla della Vergine con quella parola ardente con cui i Francescani, sull’esempio del loro serafico padre, diffondevano l’amore della gran Madre di Dio, ovunque portavano le loro tende, o le  loro capanne. “Accorrevano a lui a guisa di formiche”, scrive il Wadding. “Dove era precorsa la notizia del passaggio di Bernardino, scendevano con i loro gonfaloni le turbe in processione. Tutti sospendevano i lavori, come nelle grandi solennità, e si riunivano attorno al suo palco eretto all’aperto”, con l’occhio alla banderuola che segnava la direzione del vento che aiutava a cogliere meglio le parole di quella infiammata e dolcissima predicazione in nome di Maria.

Di S. Bernardino da Siena uno dei più insigni santi e benefattori del suo secolo ha scritto Don Orione: “Da Milano, dove aveva predicato il quaresimale, se ne venne in Piemonte e in Liguria, viaggiando sempre a piedi. S. Bernardino fu più volte nella nostra diocesi e in più città e borgate nostre: ma particolarmente si fermò e predicò a Tortona nel 1418. Non si sa quanto si sia fermato a Novi; rimane solo memoria che, nel 1466 esisteva ancora il convento che l’aveva ospitato, e vi è tuttora a Novi, una chiesa che, a ricordo del suo passaggio, porta il suo nome. Da Novi passò a Tortona, ove predicò alle turbe in mezzo ai campi, a circa un chilometro dalla città, dove ora è il sobborgo di S. Bernardino. Il Santo era solito predicare nelle chiese ampie e, ove non ne trovasse, nelle piazze, perché le chiese più vaste non erano capaci di contenere la folla che accorreva ad udirlo. Allorché la popolazione del tortonese sentì che il santo veniva, gli mosse incontro, perché il nome di lui era grande, onde egli, giunto al convento del sobborgo, dovette predicare fuori, all’aperto, tanta era la moltitudine accorsa. Tortona era allora una piccola repubblica, politicamente soggetta al duca di Milano, ma libera civilmente. Da Tortona S. Bernardino andò a Rivanazzano, a Pontecurone, Voghera, Casei Gerola, Castelnuovo Scrivia, Sale. Ivi sono ancora conventi o ruderi di essi”.

In una predica del 21 maggio del 1939 Don Orione precisa ancora: “Dai Tortonesi fu accolto e circondato di venerazione, nella grande chiesa che sorgeva qui, dietro al santuario. La piccola cappella ora rimasta, non è altro che una minima parte della grande chiesa, succeduta a quella nella quale S. Bernardino fu accolto. Il popolo accorso fu così numeroso, che non poteva più stare nella chiesa; allora S. Bernardino uscì e predicò all’aperto; e predicò proprio qui, dove sorge l’altare sacro a Dio, l’altare maggiore, e dove sorge il trono di Maria; metro più, metro meno, da dove parlo io, egli parlò ai tortonesi”. Don Orione non ha dubbi: “Questo santuario è un dono che S. Bernardino ha voluto fare ai tortonesi giacché dovete sapere che sulle orme, sui passi dei santi sorgono le opere di Dio, gli istituti di carità, sorgono i santuari”.